Dal 28 ottobre 2015
Il MUDEC tra Barbie e Gauguin

Mahana no atua (Giorno di Dio), Paul Gauguin
Ludovica Sanfelice
19/10/2015
Milano - La regolare programmazione del nuovo Museo delle Culture di Milano, senza troppe cerimonie, punta a stabilire un rapporto con il grande pubblico. Lo testimonia la rassegna pop dedicata alla Barbie, e in maniera più sobria lo ribadisce anche la mostra dedicata a Gauguin, entrambe in cartellone dal 28 ottobre.
Se l’iconica bambola guadagna la ribalta del MUDEC per aver abbattuto ogni frontiera linguistica, culturale, sociale e antropologica; Gauguin per più comprensibili ragioni è il naturale rappresentante della contaminazione culturale. Proprio dalla fascinazione per l’altro, l’artista trasse infatti ispirazione e circa settanta opere, provenienti da musei e collezioni private internazionali, giungeranno a Milano per raccontare l’originale approccio del maestro al primitivismo.
Dipinti, incisioni e sculture si disporranno a seguire i diversi e numerosi viaggi che condussero Gauguin prima nell'arcaica ed aspra Bretagna, poi a Panama e in Martinica, quindi ancora in Bretagna con qualche faticoso intermezzo parigino e poi in Polinesia, dove visse tra Tahiti e le remotissime Isole Marchesi dove morì nel 1903 e dove tutt'oggi riposano le sue spoglie.
Scelte di vita radicali che rispondevano all'ossessiva ricerca da parte dell'"artista viaggiatore" di una verginità dello sguardo e della matrice più autentica dell'uomo.
Se il battesimo con la bambola Mattel promette di dividere il pubblico, Gauguin, in linea con la vocazione del nuovo polo, saprà ancora una volta stupirlo anche grazie alla presenza di due opere mai esposte prima in Italia: "L’autoritratto con Cristo Giallo”, prestito del Musèe d’Orsay di Parigi, e “Mahana no atua (Giorno di Dio)", proveniente dall’Art Institute di Chicago.
Vedi anche:
Gauguin. Racconti dal Paradiso
I viaggi di Gauguin
Se l’iconica bambola guadagna la ribalta del MUDEC per aver abbattuto ogni frontiera linguistica, culturale, sociale e antropologica; Gauguin per più comprensibili ragioni è il naturale rappresentante della contaminazione culturale. Proprio dalla fascinazione per l’altro, l’artista trasse infatti ispirazione e circa settanta opere, provenienti da musei e collezioni private internazionali, giungeranno a Milano per raccontare l’originale approccio del maestro al primitivismo.
Dipinti, incisioni e sculture si disporranno a seguire i diversi e numerosi viaggi che condussero Gauguin prima nell'arcaica ed aspra Bretagna, poi a Panama e in Martinica, quindi ancora in Bretagna con qualche faticoso intermezzo parigino e poi in Polinesia, dove visse tra Tahiti e le remotissime Isole Marchesi dove morì nel 1903 e dove tutt'oggi riposano le sue spoglie.
Scelte di vita radicali che rispondevano all'ossessiva ricerca da parte dell'"artista viaggiatore" di una verginità dello sguardo e della matrice più autentica dell'uomo.
Se il battesimo con la bambola Mattel promette di dividere il pubblico, Gauguin, in linea con la vocazione del nuovo polo, saprà ancora una volta stupirlo anche grazie alla presenza di due opere mai esposte prima in Italia: "L’autoritratto con Cristo Giallo”, prestito del Musèe d’Orsay di Parigi, e “Mahana no atua (Giorno di Dio)", proveniente dall’Art Institute di Chicago.
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