Sergio Agosti. Invarianza e Mutamento

Sergio Agosti, Segni e atmosfera, 1997, cm. 53x53
Dal 06 Novembre 2021 al 26 Novembre 2021
Torino
Luogo: Mutabilis
Indirizzo: Via dei Mille 25/c
Orari: da martedì a venerdì 15:00-19:00; sabato 10:30-13:00; chiuso domenica e lunedì
Costo del biglietto: ingresso contingentato e presentazione del green pass
Telefono per informazioni: +39 348 60 48 654
E-Mail info: info@mutabilisarte.com
Sito ufficiale: http://www.mutabilisarte.com
Mutabilis Arte ospita dal 6 al 26 novembre “Invarianza e Mutamento“, la personale di Sergio Agosti. Esposte una serie di opere su carta datate 1995/1997 e realizzate con la tecnica della velinatura che intensifica e rende più misterioso l'effetto generale di espansione e di rarefazione dell’immagine.
“Una vera ricerca nasce da una riconoscibile impronta per quanto rilevanti possano essere le modificazioni nel corso degli anni.
È il mondo dell'artista. In Agosti domina un senso di lontananza, come a volere assumere un punto di vista che cerca di scoprire il più possibile della realtà, così che l’organizzazione compositiva mostra strutture che lo sviluppo della ricerca continuamente rinnova. Ciò che sembra informale è riduzione-approfondimento per dare esistenza a una più ricca e varia morfologia.
Il procedere compositivo è lento, con ritorni, velature, leggeri raschiamenti così da produrre un'atmosfera che unifichi forme, segni, spazi: accordi o sommessi contrasti degli elementi della realtà e dell’esistere.
Ambiguità è termine ricorrente in Agosti. E nei suoi modi di esprimersi il senso della lontananza coesiste con il cosmo che misteriosamente si tocca, ha odori, sapori, suoni, limita ma anche rende partecipi.
Un alternarsi del perdersi e del ritrovarsi, dell’espandersi e del ritirarsi nella interiorità.(…)
La tecnica mista viene complicata e arricchita da una velinatura con carta di riso o di lino,
una nuova superficie, su cui intervenire ulteriormente con chine e con grafite.
Le velature aprono a profondità che danno conoscenze proprio trattenendo significati. L’avvolgimento atmosferico contrasta la frontalità dell'osservare e del contemplare.
Emergono linee di terre, di orizzonti o piuttosto impossibili confini. Compenetrazione tra se stessi e la natura, tra ciò che è vicino e ciò che si perde in remote lontananze.
Sono natura anche il mondo interiore, i gesti, le parole, le cose, le emozioni, i pensieri mediante cui si stabiliscono e si sviluppano rapporti.”
Francesco De Bartolomeis, Sergio Agosti-Lontananze nell’interiorità, 1997
Sergio Agosti nasce nel maggio del 1933. E’ presente nell’attività artistica dal 1953. La prima mostra personale risale al 1955, all’età di 22 anni.
Sperimenta varie tecniche, l’olio e l’encausto degli anni giovanili, il collage e il pastello a olio dei lavori degli anni ’60, la stratificazione dei cartoni vegetali degli anni ’70, l’acquaforte, la litografia e la calcografia, per la realizzazione di tavole di libri d’artista.
Si avvicina all’arte tessile, sperimentando l’assemblaggio di materiali inconsueti e diversi tra loro per il ciclo “Ambiguità del segno” al quale appartengono le pietre cucite.
Le opere più recenti, “Mandala”, sono realizzate con una tecnica che utilizza pigmenti in polvere e minerali su carta in pasta vegetale, velati per sovrapposizione da carta di riso.
Cresciuto a Piacenza, dove adolescente ha frequentato l’Istituto d’Arte Gazzola, dal 1961 ha vissuto a Torino ed infine a Chieri dove lavora fino al 2003, anno della sua scomparsa.
“Una vera ricerca nasce da una riconoscibile impronta per quanto rilevanti possano essere le modificazioni nel corso degli anni.
È il mondo dell'artista. In Agosti domina un senso di lontananza, come a volere assumere un punto di vista che cerca di scoprire il più possibile della realtà, così che l’organizzazione compositiva mostra strutture che lo sviluppo della ricerca continuamente rinnova. Ciò che sembra informale è riduzione-approfondimento per dare esistenza a una più ricca e varia morfologia.
Il procedere compositivo è lento, con ritorni, velature, leggeri raschiamenti così da produrre un'atmosfera che unifichi forme, segni, spazi: accordi o sommessi contrasti degli elementi della realtà e dell’esistere.
Ambiguità è termine ricorrente in Agosti. E nei suoi modi di esprimersi il senso della lontananza coesiste con il cosmo che misteriosamente si tocca, ha odori, sapori, suoni, limita ma anche rende partecipi.
Un alternarsi del perdersi e del ritrovarsi, dell’espandersi e del ritirarsi nella interiorità.(…)
La tecnica mista viene complicata e arricchita da una velinatura con carta di riso o di lino,
una nuova superficie, su cui intervenire ulteriormente con chine e con grafite.
Le velature aprono a profondità che danno conoscenze proprio trattenendo significati. L’avvolgimento atmosferico contrasta la frontalità dell'osservare e del contemplare.
Emergono linee di terre, di orizzonti o piuttosto impossibili confini. Compenetrazione tra se stessi e la natura, tra ciò che è vicino e ciò che si perde in remote lontananze.
Sono natura anche il mondo interiore, i gesti, le parole, le cose, le emozioni, i pensieri mediante cui si stabiliscono e si sviluppano rapporti.”
Francesco De Bartolomeis, Sergio Agosti-Lontananze nell’interiorità, 1997
Sergio Agosti nasce nel maggio del 1933. E’ presente nell’attività artistica dal 1953. La prima mostra personale risale al 1955, all’età di 22 anni.
Sperimenta varie tecniche, l’olio e l’encausto degli anni giovanili, il collage e il pastello a olio dei lavori degli anni ’60, la stratificazione dei cartoni vegetali degli anni ’70, l’acquaforte, la litografia e la calcografia, per la realizzazione di tavole di libri d’artista.
Si avvicina all’arte tessile, sperimentando l’assemblaggio di materiali inconsueti e diversi tra loro per il ciclo “Ambiguità del segno” al quale appartengono le pietre cucite.
Le opere più recenti, “Mandala”, sono realizzate con una tecnica che utilizza pigmenti in polvere e minerali su carta in pasta vegetale, velati per sovrapposizione da carta di riso.
Cresciuto a Piacenza, dove adolescente ha frequentato l’Istituto d’Arte Gazzola, dal 1961 ha vissuto a Torino ed infine a Chieri dove lavora fino al 2003, anno della sua scomparsa.
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