Marilù S. Manzini. Poliedrica

Marilù S. Manzini. Poliedrica, Palazzo Caccia Dominioni, Milano.
Dal 19 Novembre 2013 al 19 Gennaio 2013
Milano
Luogo: Palazzo Caccia Dominioni
Indirizzo: corso Europa 12
Orari: da mercoledì a sabato 12-18
Telefono per informazioni: +39 335 1282864
E-Mail info: mariagrazia.vernuccio@gmail.com
Sito ufficiale: http://www.lombardiabeniculturali.it/
Immagini e parole affollano costantemente l’immaginario creativo di Marilù S. Manzini, artista eclettica che esordisce con la sua prima personale. Scrittrice, fotografa, pittrice, nota alle cronache per i suoi successi editoriali, Marilù S. Manzini in pochi anni ha prodotto non solo romanzi che hanno fatto molto discutere, ma anche opere dove le sue due passioni più forti, l’arte e la scrittura, si fondono dando vita a un percorso creativo eclettico e “poliedrico”.
E “Poliedrica” si chiama la mostra di Marilù S. Manzini che presenta al pubblico una selezione di opere dove emergono in modo chiaro l’intensità e l’espressività dell’artista e riflettono la sua complessa ma vivace personalità e la curiosità nell’indagare gli aspetti e i sentimenti dell’animo umano. E’ l’uomo il centro dell’interesse, l’uomo con le sue paure e i suoi difetti, i vizi e le virtù, i pregi e le piccole manie, perfino con i suoi fantasmi. I lavori non sono autobiografici o autoreferenziali, ma rispecchiano i suoi travagli interiori, le sconfitte e le cicatrici, ma anche le emozioni e le passioni più forti.
Pittura, fotografia e scultura sono le tecniche utilizzate dall’artista che nella sua produzione sperimenta di continuo nuovi stili, nuovi materiali e nuovi mezzi espressivi. Marilù S.Manzini ha iniziato a dipingere molto giovane. La sua vena artistica è innata: i primi quadri, infatti, sono molto sofferti, materici, quasi una massa creativa che sta cercando di darsi una forma. Le opere della maturità sono invece un condensato di modernità, di linguaggio mediatico e comunicazione, sono delle immagini che raccontano intere storie in pochi frammenti, come nei cicli fotografici di grande impatto.
Nascono così le serie Poesia visiva, Expiring date, Giochi, Giornata della Memoria, 11 Settembre, More than a feeling.
Ricerca, sperimentazione e creatività culminano nel 2013 nella Pista cifrata, una tecnica mai usata prima, che Marilù S.Manzini ha tratto dal suo amore per la Settimana Enigmistica e che presenta al pubblico in anteprima assoluta. Attraverso una complicatissimo meccanismo, elaborando un sistema al computer, l’artista ha trasposto sulla tela un’immagine componendo progressivamente i numeri e, unendo a pennarello nero le cifre, ha realizzato ritratti, come Jim Morrison e John Lennon, e paesaggi, come Il cavallo e il mulino. Per questo gioco enigmistico, l’immagine non è data a priori, ma si configura a sorpresa. Opere inedite e mai viste prima.
Un percorso eclettico, dove l’artista associa contrasti di significati, crea contraddizioni apparenti, sfida lo spettatore e lo sorprende attraverso il ricorso all’ironia o alla riflessione. A lui non resta che leggere queste immagini e ascoltare la storia che Marilù ha scritto e che sussurra dalle sue opere. “Una favola moderna”: così la definisce Laura Cherubini nell’autorevole prefazione del catalogo che accompagna la mostra.
Nata a Modena nel 1978, Marilù S.Manzini esordisce in campo letterario nel 2001 con il primo romanzo dal titolo “Bambola di cera” edizioni Pontegobbo. Nel 2004 , il suo secondo libro “Io non chiedo permesso” pubblicato dalla casa editrice Salani, diventa un vero e proprio caso editoriale. Nel 2006 ritorna con un racconto nell’antologia “Mai dire mai ad un Martini dry” edito da Aliberti, raccolta a cui hanno partecipato tra gli altri: Valerio Massimo Manfredi, A.G. Pinketts, Giuseppe Pederiali, Leo Turrini e Roberto Barbolini. Sempre nel 2006 va in libreria “Il quaderno nero dell’amore” e nel 2008 “Se siamo ancora vivi” entrambi pubblicati da Rizzoli.
Parallelamente Marilù S.Manzini ha sempre coltivato la sua vena artistica di fotografa, pittrice e scultrice. Nel 2009 ha partecipato ad un concorso fotografico dell’Università della Calabria dal titolo “Il giorno della Shoah” e la fotografia che ha presentato si trova in permanente presso il Museo Ebreo Ferramonti di Tarsia di Cosenza. Le sue opere sono state selezionate per collettive in Italia (tra cui Milano, Venezia, Mantova) e all’estero (Germania, Giappone, Venezuela).
E “Poliedrica” si chiama la mostra di Marilù S. Manzini che presenta al pubblico una selezione di opere dove emergono in modo chiaro l’intensità e l’espressività dell’artista e riflettono la sua complessa ma vivace personalità e la curiosità nell’indagare gli aspetti e i sentimenti dell’animo umano. E’ l’uomo il centro dell’interesse, l’uomo con le sue paure e i suoi difetti, i vizi e le virtù, i pregi e le piccole manie, perfino con i suoi fantasmi. I lavori non sono autobiografici o autoreferenziali, ma rispecchiano i suoi travagli interiori, le sconfitte e le cicatrici, ma anche le emozioni e le passioni più forti.
Pittura, fotografia e scultura sono le tecniche utilizzate dall’artista che nella sua produzione sperimenta di continuo nuovi stili, nuovi materiali e nuovi mezzi espressivi. Marilù S.Manzini ha iniziato a dipingere molto giovane. La sua vena artistica è innata: i primi quadri, infatti, sono molto sofferti, materici, quasi una massa creativa che sta cercando di darsi una forma. Le opere della maturità sono invece un condensato di modernità, di linguaggio mediatico e comunicazione, sono delle immagini che raccontano intere storie in pochi frammenti, come nei cicli fotografici di grande impatto.
Nascono così le serie Poesia visiva, Expiring date, Giochi, Giornata della Memoria, 11 Settembre, More than a feeling.
Ricerca, sperimentazione e creatività culminano nel 2013 nella Pista cifrata, una tecnica mai usata prima, che Marilù S.Manzini ha tratto dal suo amore per la Settimana Enigmistica e che presenta al pubblico in anteprima assoluta. Attraverso una complicatissimo meccanismo, elaborando un sistema al computer, l’artista ha trasposto sulla tela un’immagine componendo progressivamente i numeri e, unendo a pennarello nero le cifre, ha realizzato ritratti, come Jim Morrison e John Lennon, e paesaggi, come Il cavallo e il mulino. Per questo gioco enigmistico, l’immagine non è data a priori, ma si configura a sorpresa. Opere inedite e mai viste prima.
Un percorso eclettico, dove l’artista associa contrasti di significati, crea contraddizioni apparenti, sfida lo spettatore e lo sorprende attraverso il ricorso all’ironia o alla riflessione. A lui non resta che leggere queste immagini e ascoltare la storia che Marilù ha scritto e che sussurra dalle sue opere. “Una favola moderna”: così la definisce Laura Cherubini nell’autorevole prefazione del catalogo che accompagna la mostra.
Nata a Modena nel 1978, Marilù S.Manzini esordisce in campo letterario nel 2001 con il primo romanzo dal titolo “Bambola di cera” edizioni Pontegobbo. Nel 2004 , il suo secondo libro “Io non chiedo permesso” pubblicato dalla casa editrice Salani, diventa un vero e proprio caso editoriale. Nel 2006 ritorna con un racconto nell’antologia “Mai dire mai ad un Martini dry” edito da Aliberti, raccolta a cui hanno partecipato tra gli altri: Valerio Massimo Manfredi, A.G. Pinketts, Giuseppe Pederiali, Leo Turrini e Roberto Barbolini. Sempre nel 2006 va in libreria “Il quaderno nero dell’amore” e nel 2008 “Se siamo ancora vivi” entrambi pubblicati da Rizzoli.
Parallelamente Marilù S.Manzini ha sempre coltivato la sua vena artistica di fotografa, pittrice e scultrice. Nel 2009 ha partecipato ad un concorso fotografico dell’Università della Calabria dal titolo “Il giorno della Shoah” e la fotografia che ha presentato si trova in permanente presso il Museo Ebreo Ferramonti di Tarsia di Cosenza. Le sue opere sono state selezionate per collettive in Italia (tra cui Milano, Venezia, Mantova) e all’estero (Germania, Giappone, Venezuela).
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