Bruno Di Pietro. Ai confini del creato
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Bruno Di Pietro. Ai confini del creato, Banca Centrale Carichieti, Chieti
Dal 02 Agosto 2013 al 31 Ottobre 2013
Chieti
Luogo: Banca Centrale Carichieti
Indirizzo: via Colonnetta 2
Orari: da lunedì a venerdì 9-13/ 15-19
Telefono per informazioni: +39 0871 568502
E-Mail info: info@brunodipietro.com
Sito ufficiale: http://www.carichieti.it/
Mostra Personale dell'artista Abruzzese Bruno Di Pietro nelle sale espositive della sede centrale della Banca Carichieti dal 1 agosto al 31 ottobre.
Terzo appuntamento con la serie di mostre a tema "Confini" che ha già visto l'autore esporre nelle sale dell'Aurum Ex Kursaal in Pescara e presso le sale della Banca di Teramo nell'anno 2012. Curatore della mostra sarà la Dott.ssa Cristina Ricciardi critico d'arte e docente presso l'università G. D'Annunzio. Moderatore Dott. Nino Germano, giornalista RAI Abruzzo. Interverranno: Domenico D'Amico, Presidente Ass. "La Majella" RHO (MI) - Marco Russo, assessore al Turismo e Mario D'Alessandro, giornalista e bibliotecario. "Dai grandi esiti raggiunti con L’ Iliade e la leggenda Troiana, monumentale ciclo di lavori, iniziato negli anni Ottanta, il tema del “passato” evolve in opere su lastra di alluminio, intitolate Impronte primordiali (a cui si accompagna la pubblicazione della raccolta poetica Theorein, pubblicata dall’artista nel 2008) proprie dei primi anni del Duemila, impronte di un consumismo tecnologico che rapidamente si compie sotto i nostri occhi. Da qui, passando per la coscienza del limite delle cose finite, si giunge all’oggi, sul crinale di un nuovo confine che assorbe tutta la riflessione attuale dell’artista. Il motivo paesaggistico già trattato nelle opere degli anni Settanta ed Ottanta, viene ripreso alla luce di nuove considerazioni che affrontano il tema dell’universo e della sua creazione in rapporto alle perimetrazioni, naturali ed indotte, che sempre si generano sia a livello di demarcazioni fisiche, sia sul piano della cultura e più in generale del pensiero. L’ultimo sviluppo della sua produzione, è raccolto sotto il titolo Confini.
Si tratta di visioni intense che generano una forte emozione, espressione della piena maturazione del linguaggio di un artista che certamente ha dato molto, meritando considerazioni di rilievo nella Storia della pittura in Abruzzo. Questi attuali lavori di Bruno Di Pietro si qualificano come una sorprendente frontiera tra la memoria e la coscienza del presente. Prevale in essi un senso fortissimo della nostalgia, intesa letteralmente come “dolore del ritorno”, sentimento della perdita del passato come luogo delle cose familiari, e delle cose che avrebbero potuto essere a cui si accompagna il non meno tormentato senso di estraneamento che gli regala il presente. I suoi boschi sono dunque la materializzazione della sua attitudine al ricordo, ed è lui stesso che ce ne riferisce: Ancora mi porto addosso quel senso e quella natura fatta di spazi puliti e luminosi, incontaminati da pesticidi e discariche, quel sentirsi libero tra verdi, i colori e le ombre.....Oggi tutto questo non è più mio e rimbomba nella memoria come immagini provenienti da un passato remoto. In uno spazio necessariamente fuori dal tempo prendono così vita le sue ermetiche e bianche foreste, pietrificazioni fantasmagoriche, che ci invitano a riflettere sulle condizioni spaesanti dell’assenza e della perdita, sull’impronta assai amara delle cose destinate a scomparire. Chieti, luglio 2013.
Maria Cristina Ricciardi"
Terzo appuntamento con la serie di mostre a tema "Confini" che ha già visto l'autore esporre nelle sale dell'Aurum Ex Kursaal in Pescara e presso le sale della Banca di Teramo nell'anno 2012. Curatore della mostra sarà la Dott.ssa Cristina Ricciardi critico d'arte e docente presso l'università G. D'Annunzio. Moderatore Dott. Nino Germano, giornalista RAI Abruzzo. Interverranno: Domenico D'Amico, Presidente Ass. "La Majella" RHO (MI) - Marco Russo, assessore al Turismo e Mario D'Alessandro, giornalista e bibliotecario. "Dai grandi esiti raggiunti con L’ Iliade e la leggenda Troiana, monumentale ciclo di lavori, iniziato negli anni Ottanta, il tema del “passato” evolve in opere su lastra di alluminio, intitolate Impronte primordiali (a cui si accompagna la pubblicazione della raccolta poetica Theorein, pubblicata dall’artista nel 2008) proprie dei primi anni del Duemila, impronte di un consumismo tecnologico che rapidamente si compie sotto i nostri occhi. Da qui, passando per la coscienza del limite delle cose finite, si giunge all’oggi, sul crinale di un nuovo confine che assorbe tutta la riflessione attuale dell’artista. Il motivo paesaggistico già trattato nelle opere degli anni Settanta ed Ottanta, viene ripreso alla luce di nuove considerazioni che affrontano il tema dell’universo e della sua creazione in rapporto alle perimetrazioni, naturali ed indotte, che sempre si generano sia a livello di demarcazioni fisiche, sia sul piano della cultura e più in generale del pensiero. L’ultimo sviluppo della sua produzione, è raccolto sotto il titolo Confini.
Si tratta di visioni intense che generano una forte emozione, espressione della piena maturazione del linguaggio di un artista che certamente ha dato molto, meritando considerazioni di rilievo nella Storia della pittura in Abruzzo. Questi attuali lavori di Bruno Di Pietro si qualificano come una sorprendente frontiera tra la memoria e la coscienza del presente. Prevale in essi un senso fortissimo della nostalgia, intesa letteralmente come “dolore del ritorno”, sentimento della perdita del passato come luogo delle cose familiari, e delle cose che avrebbero potuto essere a cui si accompagna il non meno tormentato senso di estraneamento che gli regala il presente. I suoi boschi sono dunque la materializzazione della sua attitudine al ricordo, ed è lui stesso che ce ne riferisce: Ancora mi porto addosso quel senso e quella natura fatta di spazi puliti e luminosi, incontaminati da pesticidi e discariche, quel sentirsi libero tra verdi, i colori e le ombre.....Oggi tutto questo non è più mio e rimbomba nella memoria come immagini provenienti da un passato remoto. In uno spazio necessariamente fuori dal tempo prendono così vita le sue ermetiche e bianche foreste, pietrificazioni fantasmagoriche, che ci invitano a riflettere sulle condizioni spaesanti dell’assenza e della perdita, sull’impronta assai amara delle cose destinate a scomparire. Chieti, luglio 2013.
Maria Cristina Ricciardi"
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