Il capolavoro del frate pittore torna al Museo di San Marco

Restaurata la Pala di Santa Trinita. Firenze si prepara alla grande mostra su Beato Angelico

Guido di Pietro, poi Fra' Giovanni detto il Beato Angelico, Pala di Santa Trinita (Deposizione dalla croce). Tempera su tavola. Museo di San Marco, Firenze
 

Francesca Grego

28/02/2025

Firenze - Torna a splendere la Deposizione di Santa Trinita, capolavoro con cui Beato Angelico segnò una svolta nella storia delle pale d’altare. Dopo un lungo e complesso restauro l’opera è di nuovo visibile - scintillante di ori e dei vividi colori del frate pittore - nell’itinerario di visita del Museo di San Marco a Firenze, che dal prossimo autunno con Palazzo Strozzi sarà teatro della grande mostra Angelico, dedicata proprio al maestro quattrocentesco. Curata da Carl Brandon Strehlke, Emeritus Curator del Philadelphia Museum of Art, con Angelo Tartuferi e Stefano Casciu, sarà la prima esposizione realizzata sull’artista a Firenze da oltre 70 anni e porterà in Italia prestiti da tutto il mondo, riunendo opere disperse da secoli. Ripercorrendo l’evoluzione  artistica di Fra’ Angelico, la mostra ne esplorerà le influenze in dialogo con illustri colleghi come Masaccio, Filippo Lippi, Van Eyck. In primo piano, la qualità assoluta della sua pittura, la riflessione sul sacro nei suoi rapporti con l’umano, la spiccata capacità di innovazione. 

Proprio per questo motivo nel percorso della mostra non potrà mancare la Pala di Santa Trinita, un’opera altamente innovativa. Qui Angelico scardina infatti il modello della pala d’altare di origine medievale, caratterizzata dall’accostamento di più tavole dipinte separatamente e divise da guglie e colonnine. Si fa strada invece una visione unitaria dello spazio dipinto, all’interno del quale i personaggi e le storie narrate, oltre ad acquistare respiro in un ambiente prospettico, assumono una dimensione decisamente teatrale. 


Guido di Pietro, poi Fra' Giovanni detto il Beato Angelico, Pala di Santa Trinita (Deposizione dalla croce), dettaglio. Tempera su tavola. Museo di San Marco, Firenze

Commissionata da Palla Strozzi in onore di suo padre Onofrio per la Sagrestia della Chiesa di S. Trinita, la pala fu iniziata prima del 1425 da altro frate pittore, il camaldolese Lorenzo Monaco, e affidata all’Angelico tra il 1429 e il 1432. Il maestro domenicano riuscì a far dialogare il suo linguaggio ormai moderno con quello gotico di chi lo aveva preceduto, dando all’opera unità e armonia. “La Deposizione di Santa Trinita è uno di quei capisaldi dell’arte occidentale, e del Rinascimento fiorentino in particolare, presente in tutti i manuali di storia dell’arte. Il suo restauro è quindi un vero evento, soprattutto per il magnifico risultato che fa risplendere ancor più i colori, la luce, i volumi, la prospettiva, il paesaggio, le raffinate figure che compongono questo capolavoro assoluto”, ha affermato Stefano Casciu, direttore dei Musei della Toscana. 


Guido di Pietro, poi Fra' Giovanni detto il Beato Angelico, Pala di Santa Trinita (Deposizione dalla croce). Tempera su tavola. Museo di San Marco, Firenze

Realizzato dalla restauratrice Lucia Biondi per la Direzione regionale Musei della Toscana, l’intervento è stato sostenuto dai mecenati della Fondazione Friends of Florence, grazie ai quali era già stato possibile il nuovo allestimento della Sala del Beato Angelico al Museo di San Marco - con la più ricca collezione al mondo di opere su tavola dell’artista - e il restauro di altri suoi capolavori, come la Pala di Bosco ai Frati. 

La Deposizione di Santa Trinita ha il carattere di una vera e propria scena teatrale, con 28 figure che si affollano in primo piano, tra cui gli storici hanno cercato di riconoscere personaggi in vista nella Firenze quattrocentesca, in particolare i committenti della famiglia Strozzi. Il centro della scena è occupato dal corpo di Cristo deposto dalla croce, sostenuto da alcune figure che si affannano su due scale per sorreggerlo, affiancate dalle Marie piangenti. In primo piano spicca un giovane inginocchiato in abiti quattrocenteschi, identificato col Beato Alessio Strozzi, che sembra svolgere il ruolo di intermediario tra l’osservatore e l’evento sacro. 


Guido di Pietro, poi Fra' Giovanni detto il Beato Angelico, Pala di Santa Trinita (Deposizione dalla croce), dettaglio. Tempera su tavola. Museo di San Marco, Firenze

Altra novità che il restauro ha contribuito a evidenziare è il paesaggio sullo sfondo, con le colline della campagna toscana e una città turrita, Gerusalemme, che allude a Firenze. Un paesaggio pervaso da una luce chiara e intensa che avvolge tutti i personaggi, dando risalto alle vesti rifinite in oro e al lussureggiante prato fiorito in primo piano. 

“La Deposizione di Santa Trinita si colloca al termine del primo periodo dell’attività del maestro e costituisce una straordinaria svolta concettuale e stilistica”, sottolinea Angelo Tartuferi, già direttore del Museo di San Marco e oggi direttore del Museo Marco Mozzo: “I risultati eccellenti conseguiti dal restauro agevoleranno gli studi e le ricerche future per chiarire i molti interrogativi ancora irrisolti posti dall’opera, inclusi quelli sull’identificazione precisa dei numerosi personaggi che assistono all’evento sullo sfondo di uno dei paesaggi più belli della pittura italiana del primo Rinascimento”.


Guido di Pietro, poi Fra' Giovanni detto il Beato Angelico, Pala di Santa Trinita (Deposizione dalla croce), dettaglio. Tempera su tavola. Museo di San Marco, Firenze