A Roma dal 5 aprile all'11 maggio
Tullio Crali e l'emozione del volo in una mostra al Palazzo dell'Aeronautica

Tullio Crali, Incuneandosi nell'abitato, 1939
Samantha De Martin
04/04/2025
Roma - Chissà se almeno una volta, “incuneandosi nell’abitato”, i piloti delle Frecce Tricolori hanno rivolto il pensiero all’acrobata di Igalo che dipinse i propri stati d’animo, i paesaggi capovolti, obliqui, roteanti, con il rigore matematico e la straordinaria passione di un poeta-pittore felice tra la magia delle nuvole.
Perché per Tullio Crali, l’ultimo dei futuristi, il volo è stato davvero l’amore di una vita.
Il suo interesse per l’aeroplano era nato a Zara, come lui stesso scrive, “davanti a un piccolo idrovolante tutto legno, tela vernice. Lui si gongolava sull’acqua, io sognavo sulla riva”.
Ed è forse per questo legame speciale con le macchine per volare che la mostra “Tullio Crali. L’evoluzione del volo”, visitabile gratuitamente dal 5 aprile all’11 maggio nelle Sale Storiche di Palazzo Aeronautica Militare, può considerarsi un emozionante “ritorno a casa” dell’artista dalle ardite visioni prospettiche.
La prima rassegna interamente dedicata all’aeropittore degli anni Venti, a cura dalla storica dell’arte Barbara Martorelli, è un viaggio avvincente, da non perdere, in una location d’eccezione, che apre per l’occasione al pubblico.
A valorizzarlo è un allestimento arioso, coinvolgente, dove la cromia degli straordinari affreschi delle Sale Storiche di Palazzo Aeronautica - che fa da pendant con le tinte di Crali, con le potenti immagini dell’aeropittore, le sue linee dinamiche - trova nel palazzo dell’Arma Azzurra, costruito tra il 1929 e il 1931 per volontà di Italo Balbo, una collocazione suggestiva e naturale.

Tullio Crali, Ali tricolori, 1932. Olio su tavola, 55.5 x 72 cm, Collezione privata
Dopo aver percorso l’elegante scalone d’onore, sorvegliato dal Celeste metallico aeroplano di Giacomo Balla, il visitatore attraversa il percorso cronologico scandito da oltre 80 opere, tra le più iconiche della produzione del maestro, provenienti dalla famiglia Crali e da collezioni pubbliche e private, come la Regione Veneto e la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura della Venezia Giulia.
I lavori ammiccano a diari, foto e materiali d’archivio che ripercorrono le diverse fasi della produzione dell’artista. Dai primi esperimenti dell’Aeropittura, celebrati per le evoluzioni aeree negli sconfinati spazi del cielo, come il più celebre Incuneandosi nell’abitato (1939), si passa alle tele di grande formato raffiguranti le visioni aeree nel dopoguerra.
Se gli acquerelli su carta della fine degli anni '20 e i primi tentativi di utilizzo di olio su tela trasmettono l'esaltazione del volo e della velocità attraverso campiture cromatiche audaci dai colori vividi, i primi oli degli anni '30 mostrano una mano sempre più sicura, l'eleganza della linea sinuosa di sapore prampoliniano e la tensione della ricerca metafisica che tende all'astrazione. Chiudono il percorso le opere della fase tardiva dedicate alle Frecce Tricolori, il cui trittico è stato concesso in prestito di lungo termine dai familiari dell’artista all’Aeronautica Militare.
“Tullio Crali - commenta il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale di Squadra Aerea Luca Goretti - è stato un attento e preciso cronista del suo tempo, animato, come tutti i grandi artisti, da una profonda sensibilità. Dall'entusiasmo per i primi voli degli anni Venti fino ai momenti più drammatici del secondo conflitto mondiale, la sua arte ha saputo raccontare il Novecento con uno sguardo unico, offrendo una visione capace di mitigare, almeno in parte, gli orrori della guerra, alleviare la tensione dei piloti e avvicinare il grande pubblico all'aeropittura. Arte, architettura, storia, emozioni, passione, stile, modernità, innovazione, tecnologia, volo. Questa è la sintesi caleidoscopica della mostra, così come di Palazzo Aeronautica e, se vogliamo, di tutta l'Arma Azzurra.”

Tullio Crali, Picchiata cabrata, 1959
La mostra nasce grazie a un primo contatto che la curatrice Barbara Martorelli ha avuto con l’Aeronautica Militare, con la convinzione che potesse essere il luogo perfetto per fare emergere l’aspetto dell’evoluzione del volo, fortemente legato all’opera dell’artista. “Dalle prime opere degli anni Venti - spiega Martorelli - fino a quelle degli anni Novanta si può vedere come Crali sia riuscito ad accompagnare la storia dell’aeronautica con quella dell’aeropittura. Il primo approccio di Crali con l’aeropittura è nel 1929, nascita del Manifesto. Se nelle prime opere degli anni Venti si vedono acquerelli di piccolo formato, negli anni Trenta, grazie alla partecipazione alla Biennale, alla Quadriennale di Roma, inizia a utilizzare anche la tecnica a olio e realizza le tele più importanti che lo rendono subito famoso. Proprio nel ‘42 alla Biennale di Venezia vendette quasi tutte le sue opere, tra le quali l’opera più importante che abbiamo in mostra, Battaglia danzata di paracadutisti, dalla Regione Veneto, che non ha mai lasciato Palazzo Balbi”.
Dopo aver visto le sue opere vibranti, guardando dal finestrino di un aereo sarà impossibile non ripensare a questo pittore che, grazie all’intermediazione di Filippo Tommaso Marinetti, aveva avuto la possibilità di viaggiare gratuitamente sui voli dell’Ala Littoria ricevendo anche dal Ministero dell’Aeronautica l’invito a frequentare aeroporti e a partecipare a voli di guerra, in preparazione del Padiglione dell’Aeronautica alla Biennale del 1942.
“Aveva l’autorizzazione dalla regia Aeronautica a volare anche per rappresentare sensazioni che difficilmente si possono esprimere a parole - dichiara il Capo del 5° Reparto “Comunicazione” dello Stato Maggiore Aeronautica, Generale di Brigata Aerea Urbano Floreani -. Questa mostra, la prima dedicata all’aeropittura, testimonia che il futurismo in realtà ha continuato anche dopo Marinetti e questa ne è la dimostrazione. Il maestro Crali ha seguito l’evoluzione tecnologica dell’Aeronautica militare. Parallelamente a questa evoluzione c’è stata anche la sua evoluzione da artista. Sono arrivato alle Frecce poco prima che Crali ci lasciasse e posso solo testimoniare che, appresa la notizia, c’è stata una grande partecipazione perché era riuscito a instaurare con le Frecce un rapporto umano e professionale che mi ha stupito”.
Allestimento della mostra Tullio Crali. L'evoluzione del volo
Opere come “Magia in volo”, “Assalto di motori”, direttamente influenzate dall’esperienza del pittore con piloti durante un volo di linea da Abu Simbel al Cairo, dialogano con superbi disegni a matita come “A 5000 su Torino” o “L’ultimo istante”.
“Crali - spiega lo storico dell’arte Fabio Benzi - rappresenta uno tra i migliori artisti dell’ultima fase futurista. Balla a un certo punto lascia il futurismo astratto per cercare una nuova forma di futurismo figurativa, innovativa, osservando, alla Andy Warhol, i modi di diffusione dell’immagine Pop. Insomma quella delle riviste glamour, del divismo, nuove espressioni della contemporaneità. Balla è l’iniziatore di queste nuove ricerche che hanno a che fare con la fotografia di moda, del cinema, dei divi cinematografici. Lascia l’eredità di un’immagine nitida, fotografica che Crali, con una crasi, riprende iniziando con l’astrazione inizialmente geometrica e poi cosmica di Prampolini. Crali interpreta tutte le facce dell’ultimo futurismo. Le sue immagini più impressionanti sono questi aerei che fanno la picchiata sulla città con questa visione grandangolare”.
Ed eccoli gli aerei che si insinuano tra città e terre alla scoperta di nuovi paesaggi, notturni o senza tempo, in impennata su promontori o in fase di atterraggio, sul Lago verde, tra rade e Isole Pelagie, a sfiorare le Alpi o a tuffarsi su un aeroporto.
Sono dense si suggestione anche opere come “Festa tricolore in cielo", “Poesia della velocità”, emblema di un nuovo codice che esalta il grafismo della linea attraverso campiture piene che si alternano a sezioni di cielo. D’altra parte, dalla fine degli anni Ottanta, ormai quasi ottantenne, Crali trova nuova ispirazione creativa frequentando la pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori nella base di Rivolto, in Friuli, esperienza che lo porta alla creazione di dipinti di grande formato.
Allestimento della mostra Tullio Crali. L'evoluzione del volo
La mostra, resa possibile grazie al supporto di Milano Brothers Group (main sponsor) e MB Elettronica (sponsor), si potrà visitare fino all’11 maggio gratuitamente e previa prenotazione sul sito web della Forza Armata, tutti i sabati e le domeniche, venerdì 18 aprile e venerdì 25 aprile, dalle ore 9.30 alle ore 18 (ultimo ingresso alle 16.30).
A partire dal 31 maggio l’esposizione si sposterà presso la sede del Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle, sul lago di Bracciano, recentemente rinnovato in occasione del Centenario dell’Aeronautica Militare, dove sarà visitabile fino al 13 luglio con un ulteriore percorso di scoperta.
“L’arte deve essere portata fuori dal pianeta, affinché la sua natura temporanea non venga sminuita dall’archeologia terrestre. Sarà un’arte nuova...un’arte che ha bisogno di vivere la vita libera ma interdipendente dalle stelle”.
Perché per Tullio Crali, l’ultimo dei futuristi, il volo è stato davvero l’amore di una vita.
Il suo interesse per l’aeroplano era nato a Zara, come lui stesso scrive, “davanti a un piccolo idrovolante tutto legno, tela vernice. Lui si gongolava sull’acqua, io sognavo sulla riva”.
Ed è forse per questo legame speciale con le macchine per volare che la mostra “Tullio Crali. L’evoluzione del volo”, visitabile gratuitamente dal 5 aprile all’11 maggio nelle Sale Storiche di Palazzo Aeronautica Militare, può considerarsi un emozionante “ritorno a casa” dell’artista dalle ardite visioni prospettiche.
La prima rassegna interamente dedicata all’aeropittore degli anni Venti, a cura dalla storica dell’arte Barbara Martorelli, è un viaggio avvincente, da non perdere, in una location d’eccezione, che apre per l’occasione al pubblico.
A valorizzarlo è un allestimento arioso, coinvolgente, dove la cromia degli straordinari affreschi delle Sale Storiche di Palazzo Aeronautica - che fa da pendant con le tinte di Crali, con le potenti immagini dell’aeropittore, le sue linee dinamiche - trova nel palazzo dell’Arma Azzurra, costruito tra il 1929 e il 1931 per volontà di Italo Balbo, una collocazione suggestiva e naturale.

Tullio Crali, Ali tricolori, 1932. Olio su tavola, 55.5 x 72 cm, Collezione privata
Dopo aver percorso l’elegante scalone d’onore, sorvegliato dal Celeste metallico aeroplano di Giacomo Balla, il visitatore attraversa il percorso cronologico scandito da oltre 80 opere, tra le più iconiche della produzione del maestro, provenienti dalla famiglia Crali e da collezioni pubbliche e private, come la Regione Veneto e la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura della Venezia Giulia.
I lavori ammiccano a diari, foto e materiali d’archivio che ripercorrono le diverse fasi della produzione dell’artista. Dai primi esperimenti dell’Aeropittura, celebrati per le evoluzioni aeree negli sconfinati spazi del cielo, come il più celebre Incuneandosi nell’abitato (1939), si passa alle tele di grande formato raffiguranti le visioni aeree nel dopoguerra.
Se gli acquerelli su carta della fine degli anni '20 e i primi tentativi di utilizzo di olio su tela trasmettono l'esaltazione del volo e della velocità attraverso campiture cromatiche audaci dai colori vividi, i primi oli degli anni '30 mostrano una mano sempre più sicura, l'eleganza della linea sinuosa di sapore prampoliniano e la tensione della ricerca metafisica che tende all'astrazione. Chiudono il percorso le opere della fase tardiva dedicate alle Frecce Tricolori, il cui trittico è stato concesso in prestito di lungo termine dai familiari dell’artista all’Aeronautica Militare.
“Tullio Crali - commenta il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale di Squadra Aerea Luca Goretti - è stato un attento e preciso cronista del suo tempo, animato, come tutti i grandi artisti, da una profonda sensibilità. Dall'entusiasmo per i primi voli degli anni Venti fino ai momenti più drammatici del secondo conflitto mondiale, la sua arte ha saputo raccontare il Novecento con uno sguardo unico, offrendo una visione capace di mitigare, almeno in parte, gli orrori della guerra, alleviare la tensione dei piloti e avvicinare il grande pubblico all'aeropittura. Arte, architettura, storia, emozioni, passione, stile, modernità, innovazione, tecnologia, volo. Questa è la sintesi caleidoscopica della mostra, così come di Palazzo Aeronautica e, se vogliamo, di tutta l'Arma Azzurra.”

Tullio Crali, Picchiata cabrata, 1959
La mostra nasce grazie a un primo contatto che la curatrice Barbara Martorelli ha avuto con l’Aeronautica Militare, con la convinzione che potesse essere il luogo perfetto per fare emergere l’aspetto dell’evoluzione del volo, fortemente legato all’opera dell’artista. “Dalle prime opere degli anni Venti - spiega Martorelli - fino a quelle degli anni Novanta si può vedere come Crali sia riuscito ad accompagnare la storia dell’aeronautica con quella dell’aeropittura. Il primo approccio di Crali con l’aeropittura è nel 1929, nascita del Manifesto. Se nelle prime opere degli anni Venti si vedono acquerelli di piccolo formato, negli anni Trenta, grazie alla partecipazione alla Biennale, alla Quadriennale di Roma, inizia a utilizzare anche la tecnica a olio e realizza le tele più importanti che lo rendono subito famoso. Proprio nel ‘42 alla Biennale di Venezia vendette quasi tutte le sue opere, tra le quali l’opera più importante che abbiamo in mostra, Battaglia danzata di paracadutisti, dalla Regione Veneto, che non ha mai lasciato Palazzo Balbi”.
Dopo aver visto le sue opere vibranti, guardando dal finestrino di un aereo sarà impossibile non ripensare a questo pittore che, grazie all’intermediazione di Filippo Tommaso Marinetti, aveva avuto la possibilità di viaggiare gratuitamente sui voli dell’Ala Littoria ricevendo anche dal Ministero dell’Aeronautica l’invito a frequentare aeroporti e a partecipare a voli di guerra, in preparazione del Padiglione dell’Aeronautica alla Biennale del 1942.
“Aveva l’autorizzazione dalla regia Aeronautica a volare anche per rappresentare sensazioni che difficilmente si possono esprimere a parole - dichiara il Capo del 5° Reparto “Comunicazione” dello Stato Maggiore Aeronautica, Generale di Brigata Aerea Urbano Floreani -. Questa mostra, la prima dedicata all’aeropittura, testimonia che il futurismo in realtà ha continuato anche dopo Marinetti e questa ne è la dimostrazione. Il maestro Crali ha seguito l’evoluzione tecnologica dell’Aeronautica militare. Parallelamente a questa evoluzione c’è stata anche la sua evoluzione da artista. Sono arrivato alle Frecce poco prima che Crali ci lasciasse e posso solo testimoniare che, appresa la notizia, c’è stata una grande partecipazione perché era riuscito a instaurare con le Frecce un rapporto umano e professionale che mi ha stupito”.

Allestimento della mostra Tullio Crali. L'evoluzione del volo
Opere come “Magia in volo”, “Assalto di motori”, direttamente influenzate dall’esperienza del pittore con piloti durante un volo di linea da Abu Simbel al Cairo, dialogano con superbi disegni a matita come “A 5000 su Torino” o “L’ultimo istante”.
“Crali - spiega lo storico dell’arte Fabio Benzi - rappresenta uno tra i migliori artisti dell’ultima fase futurista. Balla a un certo punto lascia il futurismo astratto per cercare una nuova forma di futurismo figurativa, innovativa, osservando, alla Andy Warhol, i modi di diffusione dell’immagine Pop. Insomma quella delle riviste glamour, del divismo, nuove espressioni della contemporaneità. Balla è l’iniziatore di queste nuove ricerche che hanno a che fare con la fotografia di moda, del cinema, dei divi cinematografici. Lascia l’eredità di un’immagine nitida, fotografica che Crali, con una crasi, riprende iniziando con l’astrazione inizialmente geometrica e poi cosmica di Prampolini. Crali interpreta tutte le facce dell’ultimo futurismo. Le sue immagini più impressionanti sono questi aerei che fanno la picchiata sulla città con questa visione grandangolare”.
Ed eccoli gli aerei che si insinuano tra città e terre alla scoperta di nuovi paesaggi, notturni o senza tempo, in impennata su promontori o in fase di atterraggio, sul Lago verde, tra rade e Isole Pelagie, a sfiorare le Alpi o a tuffarsi su un aeroporto.
Sono dense si suggestione anche opere come “Festa tricolore in cielo", “Poesia della velocità”, emblema di un nuovo codice che esalta il grafismo della linea attraverso campiture piene che si alternano a sezioni di cielo. D’altra parte, dalla fine degli anni Ottanta, ormai quasi ottantenne, Crali trova nuova ispirazione creativa frequentando la pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori nella base di Rivolto, in Friuli, esperienza che lo porta alla creazione di dipinti di grande formato.

Allestimento della mostra Tullio Crali. L'evoluzione del volo
La mostra, resa possibile grazie al supporto di Milano Brothers Group (main sponsor) e MB Elettronica (sponsor), si potrà visitare fino all’11 maggio gratuitamente e previa prenotazione sul sito web della Forza Armata, tutti i sabati e le domeniche, venerdì 18 aprile e venerdì 25 aprile, dalle ore 9.30 alle ore 18 (ultimo ingresso alle 16.30).
A partire dal 31 maggio l’esposizione si sposterà presso la sede del Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle, sul lago di Bracciano, recentemente rinnovato in occasione del Centenario dell’Aeronautica Militare, dove sarà visitabile fino al 13 luglio con un ulteriore percorso di scoperta.
“L’arte deve essere portata fuori dal pianeta, affinché la sua natura temporanea non venga sminuita dall’archeologia terrestre. Sarà un’arte nuova...un’arte che ha bisogno di vivere la vita libera ma interdipendente dalle stelle”.
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