Al Museo d'Arte della Svizzera italiana, sede LAC, dal 25 agosto al 10 novembre
A Lugano un omaggio a Giovanni Segantini e al sublime nell'arte

Giovanni Segantini, La morte, 1896-1899, olio su tela, St. Moritz Giovanni Segantini Museum. Deposito Fondazione Gottfried Keller. Ufficio federale
della cultura, Berna © Museo Segantini, St. Moritz. Foto: © FotoFlury
della cultura, Berna © Museo Segantini, St. Moritz. Foto: © FotoFlury
Samantha De Martin
21/08/2019
Mondo - Era da quasi un secolo che il Trittico della Natura di Giovanni Segantini non varcava le Alpi per portare, dall’omonimo museo di St. Moritz al LAC di Lugano, la sublime bellezza di un’opera monumentale, messa a confronto con artisti come Giovanni Giacometti, Boccioni, Burkhard.
Dal 25 agosto al 10 novembre 2019, il Museo d’arte della Svizzera italiana accoglie la monumentale opera dell’artista italiano in prestito dalla più grande raccolta di opere del pittore divisionista, nell’ambito della mostra Sublime. Luce e paesaggio intorno a Giovanni Segantini.
I soggetti di questo capolavoro, apparentemente naturalistici, assurgono a metafore della vita, della morte, della natura.
Il nome di Segantini è legato indissolubilmente all'Engadina, non solo perché la valle svizzera ospitò l'artista nei suoi ultimi anni di vita, ma anche perché in Engadina si sono conservati i più importanti segni della presenza e dell'arte del pittore.
Partendo dalla riflessione sul significato artistico di Sublime, il percorso allestito a Lugano traccia un itinerario della pittura di paesaggio, concepita come espressione del “Sentimento di montagna”, in Svizzera e all’estero, dal XVIII al XXI secolo. Collocate una di fronte all’altra, il Trittico della Natura e l’installazione video Die Magische Bergwelt in den Filmen von Daniel Schmid dello svizzero This Brunner, tessono una mostra nella mostra.
Per vent’anni curatore della sezione Film Tributes di Art Basel, Brunner restituisce una visione del paesaggio alpino tra idealizzazione, magia e realtà.
Il percorso espositivo, che accoglie una sessantina di opere, si apre con William Turner, protagonista del romanticismo europeo, e con i due illustri interpreti della mitologia alpina, Alexandre Calame e Ferdinand Hodler. Il senso di maestosità e mistero che caratterizza la montagna sposa il sentimento di smarrimento e contemplazione ricercato nell’estetica del Sublime.
La tela Sera sull’alpe realizzata nel 1908 da Giovanni Giacometti incontra un importante nucleo di opere di Boccioni, appartenenti alla donazione Chiattone, una serie di tele divisioniste, che precedono il periodo futurista, nelle quali dominano natura e paesaggio.
Non mancano gli artisti noti per aver rappresentato la montagna in maniera ambivalente, dal fotografo Balthasar Burkhard - che negli scatti del Bernina ripropone la forza romantica del gruppo montuoso delle Alpi Retiche occidentali - al pittore Not Vital che, da sempre legato all’ Engadina, traspone il mondo alpino in un’installazione composta da 170 “palle di neve” in bronzo patinato di bianco.
Alcuni dipinti di paesaggio e vita rurale eseguiti da artisti ticinesi chiudono la mostra. Tra questi i paesaggi montani di Luigi Rossi, le cui figure racchiudono quei valori esistenziali vicini al modello segantiniano, seppur contraddistinti da una specificità e valenza identitaria ticinese.
Leggi anche:
• Dal Surrealismo svizzero a Segantini: il 2019 del MASI
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La tela Sera sull’alpe realizzata nel 1908 da Giovanni Giacometti incontra un importante nucleo di opere di Boccioni, appartenenti alla donazione Chiattone, una serie di tele divisioniste, che precedono il periodo futurista, nelle quali dominano natura e paesaggio.
Non mancano gli artisti noti per aver rappresentato la montagna in maniera ambivalente, dal fotografo Balthasar Burkhard - che negli scatti del Bernina ripropone la forza romantica del gruppo montuoso delle Alpi Retiche occidentali - al pittore Not Vital che, da sempre legato all’ Engadina, traspone il mondo alpino in un’installazione composta da 170 “palle di neve” in bronzo patinato di bianco.
Alcuni dipinti di paesaggio e vita rurale eseguiti da artisti ticinesi chiudono la mostra. Tra questi i paesaggi montani di Luigi Rossi, le cui figure racchiudono quei valori esistenziali vicini al modello segantiniano, seppur contraddistinti da una specificità e valenza identitaria ticinese.
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