MAXXI BVLGARI PRIZE talk - Tomaso De Luca in conversazione con Marco Giusti e Alessandra Mammì

Ph. ©Giorgio Benni
Dal 08 Aprile 2021 al 08 Aprile 2021
Roma
Luogo: Sito web e pagina Facebook MAXXI
Indirizzo: online
Orari: ore 18:00 - 18:45
Sito ufficiale: http://www.maxxi.art
Accompagnati da figure trasversali a cavallo tra arte, letteratura e cinema, gli artisti raccontano le loro opere a partire dal processo creativo fino all’esposizione in mostra.
Il lavoro di Tomaso De Luca è caratterizzato dall’unione di diversi linguaggi espressivi – il video, la scultura, la pittura – e dalla stratificazione di diverse fonti filosofiche, storiche, letterarie e non da ultimo cinematografiche. Ad affiancare l’artista nel racconto dell’opera saranno il critico cinematografico, regista e saggista Marco Giusti e la storica dell’arte e giornalista, esperta di immagini in movimento Alessandra Mammì.
A Week’s Notice trasforma l’architettura domestica in uno spazio disorientante, dove il senso di perdita e di precarietà diventano elementi generativi di una ricostruzione. L’opera parte proprio dalla necessità di creare un “finale alternativo” allo spietato fenomeno della gentrificazione dell’AIDS: mentre la comunità omosessuale, che tra gli anni ’80 e ’90 fu la più colpita dall’epidemia, scompariva, il mercato vedeva in quella strage un’opportunità: mobili e beni personali venivano gettati per strada e gli appartamenti rimessi sul mercato per affittuari più sani e abbienti. Nel tentativo di riconquistare questo spazio perduto, l’artista presenta un’ode al disfacimento dell’architettura ricercando la bellezza nell’instabilità e facendo del trauma un territorio di creazione.
Introduce
Giulia Ferracci curatrice della mostra
Intervengono
Tomaso De Luca artista
Marco Giusti regista e saggista
Alessandra Mammì storica dell’arte e giornalista
A Week’s Notice trasforma l’architettura domestica in uno spazio disorientante, dove il senso di perdita e di precarietà diventano elementi generativi di una ricostruzione. L’opera parte proprio dalla necessità di creare un “finale alternativo” allo spietato fenomeno della gentrificazione dell’AIDS: mentre la comunità omosessuale, che tra gli anni ’80 e ’90 fu la più colpita dall’epidemia, scompariva, il mercato vedeva in quella strage un’opportunità: mobili e beni personali venivano gettati per strada e gli appartamenti rimessi sul mercato per affittuari più sani e abbienti. Nel tentativo di riconquistare questo spazio perduto, l’artista presenta un’ode al disfacimento dell’architettura ricercando la bellezza nell’instabilità e facendo del trauma un territorio di creazione.
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